ARRIVA IL REDDITO DI INCLUSIONE

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Approvato in via definitiva dal Senato il testo del disegno di legge n. 2494, ovvero la Delega recante norme relative al contrasto della povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali. Il ministro del lavoro Poletti ha assicurato che già nel 2017.....

La grande novità rispetto al passato infatti consiste nel fatto che il reddito di inclusione non sarà riservato ad alcune specifiche categorie di beneficiari (anziani, disoccupati, disabili etc) ma si baserà esclusivamente sulla rilevazione della sussistenza di una condizione di necessità economica.

Il Piano nazionale contro la povertà introduce il Reddito di Inclusione (Rei) che sostituirà l'attuale Sostegno per l'Inclusione Attiva (SIA) di 400 euro al mese con un assegno che dovrebbe salire a 480 euro al mese.

L'obiettivo del Rei è di assicurare a tutte le famiglie in situazione di povertà, ovvero con un reddito ISEE al di sotto di una certa soglia, un sostegno economico progressivo in proporzione al grado di povertà, a partire dei nuclei con bambini, con componenti con disabilità grave, donne in stato di gravidanza, disoccupati di età superiore a 55 anni.

L'erogazione del Reddito di Inclusione sarà subordinata all'adesione a un progetto personalizzato di inclusione e ad un periodo minimo di residenza in Italia.

L'importo esatto e le modalità di pagamento verranno definite dal decreto attuativo. Si prevede comunque una durata limitata per l'erogazione dell'assegno, rinnovabile previa verifica della sussistenza dei requisiti richiesti, ai fini del completamento o della ridefinizione del percorso previsto dal progetto personalizzato.

Dovranno essere inoltre definite le cause di sospensione e decadenza del Rei.

Il Rei rappresenterà la misura unica in Italia di contrasto alla povertà e assorbirà, oltre al SIA, la Carta Acquisti ordinaria (solo per le fasce di popolazione interessate dalla nuova misura) e probabilmente l'ASDI, il sussidio di disoccupazione introdotto in via sperimentale dal Jobs Act per i lavoratori che hanno terminato di percepire la NASpI ma che restano in condizioni di bisogno.

Viene inoltre rafforzato il coordinamento degli interventi in materia di servizi sociali, con un organismo nazionale presieduto dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali che garantisca livelli di assistenza e prestazioni omogenei su tutto il territorio italiano. Per perseguire tale obiettivo l'organismo si consulterà periodicamente e potrà costituire gruppi di lavoro con le parti sociali e gli organismi rappresentativi degli enti del Terzo settore al fine di valutare l'attuazione delle disposizioni della Delega e valutare nuove proposte in materia di contrasto della povertà.

E' una misura positiva?

Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, tralasciando quindi le perplessità su di una misura universale che rischia di essere una tra le tante categoriali già presenti e sullo stanziamento dei fondi che sembrano inadeguati rispetto al forte aumento della povertà negli ultimi dieci anni, senza dubbio si è attivato un processo che nel giro di pochi anni potrà portare l'Italia ad avere un reddito minimo universale contro la povertà assoluta, integrato dalla presa in carico dei beneficiari da parte dei servizi sociali territoriali sulla base di un progetto di reinserimento. Creare un'adeguata rete di servizi sicuramente risulterà problematico soprattutto dove la pubblica amministrazione risulta poco efficiente, ma potrebbe essere l'occasione per fare quel passo in avanti nella qualità dei servizi pubblici. E dopo un primo periodo di applicazione, l'importante è non fermarsi ma proseguire verso la costruzione di un reddito minimo universale con un programma pluriennale di aumento delle risorse, da realizzarsi anche con la razionalizzazione degli strumenti esistenti, garantendo dignità, libertà ed uguaglianza a tutti i cittadini.

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